Natale

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Port Colinton. Il mare, il cielo e qualche nuvola. Non fa ancora freddo ma dalle finestre pendono delle stalattiti di ghiaccio e della neve adorna i davanzali. Su ogni portone c’è una ghirlanda fatta di pane, foglie di trifoglio e nastri rossi. Un Babbo Natale scende con una scala di corda da un tetto mentre un altro scavalca un cancello: sono i pupazzi che, da qualche anno, invadono le facciate della città durante il periodo natalizio.

Nella piazza principale, vicino al comune e alla scuola, un grosso abete è addobbato con palline e luci rosse e oro. Tanti piccoli pacchetti argentati sono appesi ai rami insieme a conchiglie e stelle che tutti i bambini della città portano ogni mattina prima di entrare a scuola.

Qualcuno canta, è la signora Bridge che intona “Bianco Natale” insieme alle signore del circolo di cucito; distante trecento metri c’è il signor Jones con i pescatori di sardine che aspettano il loro turno.

-Sono le tre e mezza, tocca a noi!

-Ma l’avevi segnato sul foglio della chiesa?

-Certo che si, sono queste vecchie befane che, oltre a non tenere il tempo, non rispettano gli orari.

I robusti pescatori ridacchiano, la signora Bridge e le signore del circolo di cucito cantano più forte e rivolte nella loro direzione.

Johanna passa con le buste della spesa nella mano destra e la piccola Brenda nella mano sinistra, hanno entrambe un berretto natalizio in testa e una sciarpa verde al collo.

-Mamma, ho caldo!

– Guarda le luci, piccola, hai visto la stella cometa?

-Si, ma ho caldo!

-Guarda c’è Babbo Natale laggiù!

Brenda lascia la mano della mamma e si precipita verso il Babbo Natale seduto sotto il portico dell’Island House Hotel, lei tira un urlo ma la piccola non si ferma. Il Babbo Natale si gira e si alza per accoglierla tra le sue braccia:

-Non devi scappare dalla mamma se no non posso portarti i regali.

-Sopratutto si ricordi di passare da Davin.

Aggiunge Johanna.

-Quest’anno è impossibile dimenticarselo!

Brenda dà un bacio a Babbo Natale mentre la mamma si allontana sbuffando sotto il peso della spesa, le gocce di sudore le scivolano dal cappello alla sciarpa.

Un gabbiano vola basso e atterra sulla torretta bianca della spiaggia, le luci ad intermittenza percorrono il perimetro esagonale, sulla cima della torretta un angelo di luce suona una tromba. Sui tavoli in legno bianco il sindaco e due assessori discutono se è il caso di far aprire anche il mercatino di Natale sulla Jackson street.

-Ma è necessario?

La tazza di caffè dello Sturbucks fuma tra le mani del primo cittadino.

-Niente è necessario.

-Sono passata a casa sua ieri ed era lì, circondato dai compagni di classe, con un grande calendario tutto colorato davanti: per tutti i bambini della città mancano solo tre giorni al Natale.

-Si, anche per i miei figli, vorrei sapere cosa gli diremo quando arriverà il Natale vero tra due mesi.

-Gli diremo la verità.

-E cioè?

Sia il sindaco che l’assessore al commercio si girano verso l’assessore all’istruzione che li guarda con un sorriso:

-Che quest’anno la città di Port Clinton ha due Natali. Una sorta di regalo per i nostri bambini. Potrebbe essere proprio lei, signor sindaco, a dare la notizia in piazza dopo che…

-Non pensiamoci ora, non è il caso. Va bene, allora è deciso, diamo il permesso per organizzare il mercatino domani pomeriggio.

Rimangono seduti a bere i loro caffè, stretti nelle giacche impermeabili, si è alzato il maestrale.

I pescherecci tornano in porto, sono quasi le cinque, i marinai scaricano le reti e le cassette di pesce azzurro.

-Andiamo allo stadio stasera?

-Non posso, accompagno i miei figli al top Thrill Dragster, sotto Natale sai, è una tradizione.

-Anche io porto sempre mio nipote al luna park sotto Natale, potremmo andarci assieme. Dici che potrà venire anche la sorella di tua moglie?

-Non vorrai mica diventare mio cognato?

-No, no, facevo così per dire. Perché è fidanzata?

-Non credo, ma posso chiedere a mia moglie.

Il cielo inizia a colorarsi di rosa mentre il mare, liscio come l’olio, si fa lucido come uno specchio. Tra tre giorni è Natale e oggi è l’8 Novembre.

-E’ uno schifo!

Urla un ragazzo, si sta fumando una canna dietro una barca rovesciata in spiaggia.

-Anche io vorrei che fosse sempre Halloween eppure nessuno esaudisce i miei desideri!

-Stai zitto cretino.

Lo rimproverano due compagni, magliette strappate una sopra l’altra: in una c’è raffigurato un babbo Natale impiccato, nell’altro un Babbo Natale che si scopa una renna.

-Tu non hai tredici anni e non stai morendo di cancro.

-Ne ho sedici e morirò comunque, tutti moriamo, ma non per questo obbligo un’intero paese a questa mascherata? Come se non bastasse una volta all’anno.

-Certo che sei uno stronzo!

Dice quello col Babbo Natale impiccato sulla maglietta, gli volta le spalle e se ne va. L’altro compagno, quello con Babbo Natale in atteggiamenti intimi con la renna, prende la canna allo stronzo e lo raggiunge.

Tra cinque giorni una piccola bara bianca uscirà da una casa azzurra all’angolo Madison Street e Perry Street, a Port Clinton, Ohio dove il piccolo Devin è riuscito a festeggiare il suo ultimo Natale.

Da ladybliz: Bimbo malato di cancro: città festeggia Natale 2 mesi prima per piccolo Devin

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Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
Questa voce è stata pubblicata in 2013 e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Natale

  1. eugenia ha detto:

    Bello e tenero senti l.aria di mare

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