Se la Siria fosse in piazza De Ferrari

deffeUna mamma ha un cono gelato in mano, fragola e pistacchio, rincorre il figlio di cinque anni.

-Marco, finisci il gelato! Lo butto?

Il bambino le corre incontro.

-No, no, noooo.

Appena gli arriva vicino la dribla e riprende a correre per piazza De Ferrari, la fontana spruzza alti getti sul padellone verde. Il piccolo in sandali, maglietta di Cars e pantaloni Benetton scappa verso il palazzo della Borsa, quindi verso la strada. La madre sempre urlando, col gelato sciolto in mano, si precipita a placcare il monello che, all’ultimo, gira e si dirige verso palazzo Ducale e lì fugge.  Nel senso che gira l’angolo e scompare. La madre ha un attacco di panico ma, come madre di un bimbo come Luigi, è pronta anche a questo quindi, gettando a terra il gelato sciolto, inizia a chiamarlo. La voce è strozzata, rotta poi diviene di un’altezza ultrasonica:

-Luigi!!!!!!!!

Una giovane coppia si tappa le orecchie, poco prima erano abbracciati,ora la guardano di sotto in su allontanandosi.

Luigi è fermo all’inizio di via dei Pollaioli, piange. Un signore con un cane gli passa vicino, il cane si ferma a guardarlo, il signore tira il guinzaglio e scende per via San Lorenzo.

Mamma Giovanna ha attraversato di corsa piazza Matteotti e, all’altezza dell’edicola, ha visto Luigi e gli corre incontro. Luigi, appena vede la madre, smette di piangere e corre giù dentro i vicoli.

siria

Un cumulo di sacchi di plastica: alcuni dovevano contenere farina, altri patate o riso e ora sono riempiti di macerie. Gli uni sugli altri costituiscono delle barricate dietro alle quali camminano carponi tre ragazzi. Uno dei palazzi su cui è appoggiata la barricata è sventrato, il tetto si è accasciato sulla struttura pericolante disfacendosi. L’interno della barricata è rivestita di stoffe e lamiere come un nido: blu, giallo, grigio, rosa. Di Luigi non c’è traccia. Lei lo chiama con la sua voce strozzata, l’intonazione è ora di comando, ora di paura:

-Luigi!!!

Da una finestra quattro bambini la salutano, accanto una donna dallo sguardo duro. Il più piccolo, dalla maglietta a righe rosse e bianche, le indica un vicolo. Giovanna vi si lancia: il vicolo è completamente vuoto, case bianche bombardate, saracinesche divelte che mostrano interni deserti, a terra solo macerie e resti di lamiere, forse un tempo automobili. Giovanna corre oltre, la polvere le ha seccato la gola e non riesce più a urlare, può solo aggirarsi con sguardo sperso.

Un’altra strada più grande: tre bambini stanno dietro una porta, è la loro scuola ridotta a un cumulo di terra.

In cielo elicotteri e in mezzo un minareto d’oro che non canta.

Spari. Il cuore le balza in gola. Un muro. Ci si appiattisce contro. Spari. Scivola con la schiena bagnata dal sudore che sia appiccica al muro bianco. Sente sotto il sedere qualcosa di morbido, fa scivolare la mano, non riesce a distogliere gli occhi dalle finestre del palazzo di fronte, la mano tocca una sostanza vischiosa. Giovanna si rialza strusciando oltre la schiena anche la mano sul muro che sfarina. Gli occhi alle finestre. Striscia lungo il muro. Muove i piedi lentamente. Incontra degli ostacoli, li aggira, sempre senza abbassare lo sguardo. Un buco. Vi si infila. C’è luce. Si guarda le mani: il pistacchio è mescolato a un liquido bruno e polvere. Si pulisce la mano sul vestito di cotone blu.

Inizia a percorrere un tunnel, il buco ne era l’inizio. Gira più volte, il tunnel si restringe, si abbassa e infine esce in un cortile assolato.

A terra bambini, il viso coperto con uno straccio. Sono messi in ordine, sei file per 15 bambini. Non c’è nessun altro. Mosche. Nel muro davanti una porta a vetri aperta, oltre la fontana di piazza De Ferrari. Giovanna prende in braccio un bambino che giace con lo straccio bianco sul viso. Ha una maglietta di Cars, lo porta fuori dalla porta a vetri. Scende i gradini bassi della piazza tenendo la pezza sul viso del bambino con la guancia. Non vuole vederlo in viso. Arrivata alla fontana lo lascia nell’acqua, galleggia a malapena. Di corsa rientra nel cortile passando per la porta a vetri. Si china su un bimbo con dei pantaloni verdi. Lo alza a fatica, la pezza rischia di cadergli dagli occhi. La rimette su e la tiene premuta con la bocca. Non riesce quasi a respirare per la puzza. Riesce dalla porta a vetri, rischia di inciampare, non riesce a vedere gli scalini. Distende il bambino nell’acqua che galleggia.  Rientra di corsa: mani sporche di pistacchio -lo alza, tiene lo straccio con una leggera pressione delle labbra, passa la porta a vetri, scende gli scalini, lo adagia nell’acqua-, pantaloni della Benetton -lo alza, un braccio scivola, lo straccio tenuto col mento di lei sulla fronte di lui, passa la porta a vetri, scende gli scalini, lo adagia sull’acqua, lo vede galleggiare per un istante, corre nel cortile afoso-, macchie di fragola sulla maglietta- lo alza, la guancia a tenere lo straccio, una mosca le vola sul naso, passa la porta a vetri, scende gli scalini, la mosca sempre lì, le braccia le cedono e il corpo ha un piccolo tonfo nell’acqua, la mosca è volata via, il piccolo galleggia, corre in cortile-, capelli corti -lo alza-, sandali -lo straccio tenuto con una leggera pressione della spalla destra- , sbucciature alle ginocchia -oltrepassa la porta a vetri-, unghie delle mani troppo lunghe -scende gli scalini-, cerniera dei pantaloni abbassata e bottone chiuso -lo adagia sull’acqua-, mani a pagnotta -lo vede galleggiare-, fossetta sul gomito -rientra di corsa nel cortile.

La fontana di piazza De Ferrari è piena di piccoli corpi che galleggiano, rigidi come manichini, con una pezza sugli occhi per non farne vedere il nome.

Dal corriere.it: Un milione di bambini profughi fuggiti dal conflitto in Siria

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Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
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