Bora sull’albero

tumblr_mnzfdj8lzj1ste7qoo1_1280Gian apre il frigo e tira fuori una birra, la versa in un bicchiere e si siede nel piccolo terrazzo a fumarsi una sigaretta. La tavola è apparecchiata, la cena dovrebbe arrivare tra qualche minuto: orata alla griglia e acciughe fritte con insalata. Yamur non tornerà prima delle nove -un’uscita tra amiche dopo l’ufficio- e Lara dovrebbe essere di ritorno a momenti, è andata a studiare a casa di Dilek; Bora invece è davanti alla televisione, Pepe insegna le decine: on, yirmi, otuz, kirk.

-Papà-

-Bentornata cara, come stai?

Lara si sta mettendo le ciabatte per il terrazzo, ha ancora la giacca rossa, i capelli neri sono raccolti con delle mollette colorate. Degli orecchini azzurri e oro a forma di mezza luna e stella le pendono dalle orecchie.

-Papà, Dilek ha detto che si vuole mettere il velo.

-Se è quello che desidera.

-Ma io non lo so se è quello che desidera, è che sua sorella ce l’ha e le ha detto che se non se lo mette è perché vuole farsi vedere dagli uomini, allora lei si è vergognata e mi ha detto che se lo vuole mettere ma ha paura che io non le sarò più amica se lo fa.

Gian prende la figlia in braccio, è grande ormai, troppo alta per stargli sulle ginocchia.

-E tu le dici che se lei lo vuole fare tu non la giudicherai a meno che lei non giudichi te.

Suonano alla porta, padre e figlia si alzano per andare a prendere la cena.

-Gian, Bora a settembre va a scuola. Tra quattro mesi capisci?

Yamur è entrata in casa, ha suonato ma ha aperto con le chiavi.

-Quando me l’hanno detto sono dovuta rientrare subito. Altro che uscita con Tuba e le altre. Hanno fatto una legge ieri, la scuola elementare non inizia più a sei anni ma a cinque.

La donna ha i capelli biondi mesciati, un tailleur rosa e una grande borsa grigia che posa sul tavolino bianco davanti alla porta d’ingresso.

-L’hanno fatto per iniziare prima a insegnare religione.

Gian bacia la moglie, Lara va in cucina a mettere un piatto in più a tavola visto che la madre è tornata prima del previsto.

-In metropolitana poi non si riusciva neanche a passare questa mattina, avevano messo fuori tutti i tappeti per la preghiera di mezzogiorno. Ma che senso ha utilizzare le moschee nel sottopassaggio della metropolitana quando sopra c’è la più grande moschea della città. Per farsi vedere, te lo dico io.

Yamur è veramente arrabbiata, tanto che a Gian viene quasi da ridere. Dalla cucina si sente un boato e Lara che urla. I genitori accorrono: dalla finestra vi è una enorme scavatrice che si sta mangiando il palazzo di fronte, il giardinetto di quartiere e la strada.

Da tutte le case escono gli abitanti per capire cosa accade, anche Yamur, Gian e Lara si ritrovano in strada.

-Abla, vogliono costruire un nuovo centro commerciale.

-No, abla, una moschea.

-Una moschea con centro commerciale.

Tutti si rivolgono con il familiare appellativo “Abla” a Yamur, sorella maggiore.

E mano mano che la scavatrice butta giù i palazzi dall’altra parte della strada, subito una squadra di operai inizia a costruire qualcosa in stile ottomano.

-Bora! Dov’è Bora!- Urla Yamur, l’hanno lasciato in casa davanti alla televisione. Gian corre su per le scale, entra in casa. Pepe continua a cantare i numeri ma Bora non c’è. Il ritratto di Mustafa Kemal Atatürk  guarda Gian da sopra il divano, i suoi occhi azzurri lo fissano severo. Gian guarda fuori dalla porta finestra della sala: Bora è seduto su un ramo di un albero, il figlio sta fermo a guardare le gazze che volano, ai piedi  ha le scarpe dei dinosauri. L’albero è uno degli alberi del parco comunale, come ha fatto Bora a finire lì sopra? Gian si precipita dalla porta finestra, si sporge e urla alle persone lì sotto di fermare le ruspe.

Le ruspe non si fermano, Bora è con le gambe penzoloni sul ramo troppo distante da tutto. Come c’è arrivato lì sopra? Gli operai dietro le scavatrici hanno già finito di costruire i primi tre negozi del nuovo centro commerciale. Bora non è spaventato neanche quando le ruspe iniziano a far traballare il suo albero: ha cinque anni e ha trovato il nido delle gazze.

Gian scende di corsa le scale e si getta davanti alla scavatrice, la moglie e i vicini lo seguono così che gli operai debbano fermarsi. Ne nasce una rissa, ma gli aggressori hanno le pale che li abitanti del quartiere non hanno.

In un’altra casa Maria ha finito di dar da mangiare a Giorgio, il suo bimbo di cinque anni, per poi spedirlo a guardare i cartoni. Giovanni è appena rientrato a casa con una brutta notizia: cassa dal mese prossimo. E ci saranno i soldi per la cassa integrazione? Alcune amiche di Maria non la ricevono più da febbraio. Dalla televisione il telegiornale parla di un paese dove la gente è scesa in piazza per proteggere un parco. Ma sono mussulmani. Sono in un paese instabile, non è una democrazia come la nostra. E mentre Maria ascolta con mezzo orecchio i giornalisti che spiegano in un salotto quel che succede in quel lontano paese dove pascolano cammelli, non sente più la televisione della camera di Giorgio. Maria esce dalla cucina e lo cerca in camera, in sala, in bagno, lo chiede persino a Giovanni che guarda una partita sul Sky. Maria cerca Giorgio dappertutto in casa, ma non può vederlo perché Giorgio non è in casa, è seduto con le gambe penzoloni sul ramo di un albero.

Dal corriere.it: Istanbul, le proteste vanno avanti E ora c’è chi teme una guerra civile

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Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
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