L’assassino del martello.

Mastrotitta-1Il processo deve ancora iniziare e gli ultimi spettatori entrano in aula con grossi barattoli di pop corn, facendo alzare le persone già sedute, rovesciando le bibite gasate.

-Scusi, un attimo, Maria come stai? E signora, che vuole, devo passare. Non vede che mia figlia (fidanzata, fratello, amica) mi aspetta! Mi hai tenuto il posto? No? Mi pareva! E adesso?

Nella sala, un anfiteatro moderno con le tribune a gradoni e le luci al neon, l’eccitazione è palpabile. In basso, al centro della gradinata, vi sono tre palchetti con dietro tre poltroncine, davanti ad essi vi è una sedia. Suona una sirena, entrano due poliziotti seguiti da tre avvocati, altri due poliziotti e, infine, l’accusato. Una parte del pubblico si agita, una donna grida, qualcuno fischia. Un neon sopra i palchi lampeggia: SILENZIO.

I tre avvocati si siedono sulle poltroncine, l’accusato si siede sulla sedia, i poliziotti si sistemano ai lati. Tutti guardano il pubblico tranne l’accusato che è di spalle, è troppo grande per quella sedia.

Al suono di un gong il primo avvocato, avvolto nella sua tonaca nera, sale sul palco a destra, guarda il pubblico negli occhi, sorride leggermente.

– Io ho una pistola, una Ruger Lcr fabbricata in America.

Pausa, lentamente apre il suo mantello ed estrae una pistola e la mostra al pubblico.

– Perché ho una pistola? Con chi credete di parlare? Se io mi fossi trovato quella mattina, in quella strada, io non mi sarei fatto uccidere, io non mi sarei andato a nascondere da qualche parte. Io avrei preso la mira.

L’avvocato punta la pistola sull’accusato.

– Bastava sparare alle gambe per farlo smettere. Pum! Pum!

Fa finta di sparargli alle gambe. Scende giù dal palco e gli si avvicina.

-Se non si fosse fermato, avrei sparato di nuovo alle gambe e poi

Ora l’avvocato è vicinissimo all’accusato, la canna della pistola gli sfiora le labbra.

– Gli avrei sparato addosso.

Con una mossa repentina l’avocato prende l’uomo per i capelli, lo caccia a terra e gli infila la pistola in bocca.

– Dente per dente, occhio per occhio. Tu hai ammazzato tre dei nostri e noi oggi ammazziamo te.

Il pubblico esplode, c’è chi vuole che l’esecuzione si compia lì, davanti a loro e per mano dell’avvocato, c’è chi urla vergogna e incita i poliziotti a intervenire per fermarlo.

La luce al neon sopra i palchi lampeggia: SILENZIO.

L’avvocato lascia la testa dell’accusato, sfila la pistola lucida e riprende.

– Noi, che non siamo vittime, ci armeremo e vi verremo a stanare nelle vostre tane per bonificare le nostre terre. Ma chi proteggerà le nostre madri, le nostre figlie, le nostre mogli? Dobbiamo aspettare che ce le violentino? Dobbiamo chiedere giustizia dopo aver pianto sui loro cadaveri? Io dico di no. Io dico che dobbiamo dare una punizione esemplare, un avvertimento che valga per tutti loro. Io dico che dobbiamo squartarlo e ogni pezzo del suo corpo esposto nelle principali piazze, l’esecuzione deve essere fatta in diretta televisiva e trasmessa a reti unificate.

Una parte del pubblico si alza in piedi e applaude.

Il secondo avvocato si alza in piedi, sale sul palco, è un uomo pelato, con una bocca troppo grande e balbetta un po’.

– Ma di cosa stiamo parlando? Non si può squartare la gente, siamo in Europa, abbiamo firmato la “Dichiarazione universale dei diritti umani” che lo so, tanto poi quando fa comodo non la si rispetta. Ma in un tribunale, con una sentenza, non si può mica. Certo che fa paura l’idea che  uno cammina per la strada così e poi zac! ma anche andare in giro armati è pericoloso, che poi ci si spara a un piede. Io dico, lasciamo perdere, mettiamo questo qui in prigione che poi non è mai bello finirci, e speriamo che non succeda più. Ho finito.

L’avvocato come si è alzato torna a sedersi. Nessuno applaude, qualcuno dice qualcosa ma non si capisce.

Il terzo avvocato va verso l’accusato e l’aiuta ad alzarsi.

– Questo è un uomo. Forse non è un uomo buono: è un assassino? E’ un delinquente? Un pericolo per la società? Abbiamo creato uno stato per proteggerci e proteggere da e queste persone. Una società sana deve pensare a tutti i suoi figli, anche a quelli malati, anche a quelli violenti e a quelli cattivi e permettergli di vivere senza nuocere agli altri. La prima domanda è: la nostra società ha delle colpe nei confronti di queste persone, vittime e carnefice? Ha sottovalutato dei segnali che potevano aiutare quest’uomo a non macchiarsi di questo crimine? O prevenire in qualche modo l’evento così da non dovere piangere le sue vittime?

Quest’uomo è colpevole ma io vi chiedo: in che tipo di società vogliamo  vivere? In una società basata sulla vendetta oppure crediamo nel valore della vita umana, crediamo in quella forza che ha l’essere umano di modificare se stesso e di riabilitarsi? Crediamo nella Dichiarazione universale dei diritti umani, non perché, per caso, siamo in Europa ma perché crediamo nei valori di tolleranza e di uguaglianza che sono alla base della nostra cultura e della nostra società? Ma state attenti, perché se credete che basti uccidere per non essere uccisi sappiate che vi sbagliate.

Quest’uomo è colpevole ma voi siete pronti ad essere degli assassini? Perché se lo stato è l’unione dei suoi cittadini e voi volete che il nostro stato diventi omicida siete pronti a macchiarvi le mani di sangue?

L’avvocato rimane fermo davanti al pubblico. Qualcuno dagli spalti più alti inizia ad applaudire. Molti si aggiungono.

Alla sirena di chiusura l’imputato e i giudici si alzano in piedi scortati dai quattro poliziotti. La porta di destra si apre. Tutti escono in fila.

Musica. Da una porta di sinistra escono le ballerine in tanga e piume, il pubblico si alza in piedi e batte le mani mentre decine di scarpe sbrilluccicose volteggiano sui palchi. Pop corn e cannucce volano giù dalle gradinate.

da repubblica.it: Longo (pdl) l’assassino col piccone gli avrei sparato con la mia pistola

Annunci

Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
Questa voce è stata pubblicata in maggio e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...