Un postino sull’orlo di una crisi di nervi

"Per il postino: non cio un euro: riprenditela, se ti chiedono qualcosa, tu non mi hai visto"

“Per il postino: non cio un euro: riprenditela, se ti chiedono qualcosa, tu non mi hai visto”

Giovedì mattina, Via San Luca, Genova. Arrivo con il mio motorino bianco, la mia giacca gialla, il mio casco, la mia borsa. Sento il peso degli sguardi oltre le vetrine,  le preghiere che mormorano a labbra strette. Sento il silenzio che si crea quando mi fermo. Le occhiate furtive dietro il bancone o un paio d’occhi persi nel vuoto. Quando ero al liceo anche io facevo così durante le interrogazioni: per paura di sentire il mio nome facevo finta di non esistere, smettevo di respirare.

Cosa sono diventato? Un avvoltoio, no, io non mi cibo dei cadaveri.

Alcuni non lo sanno cosa vuol dire il mio arrivo, credono che io sia il piccione viaggiatore e mi accolgono sorridendo:

-Ehi Gianni, come va oggi? Tutto bene?

E io non voglio deluderli e quindi sorrido e con non non-chalance gli porgo la raccomandata da firmare.

‘E la prima, poi ci sarà una seconda, una terza, infine arriverò con mazztte da cinque, sette raccomandate per volta. E smetteranno di sorridermi e io entrerò scusandomi perché ormai mi avranno riconosciuto per quello che realmente sono: un messaggero di sventura.

Dovrei arrivare su una harley nera, coi teschi sul giubbino, dovrei avere una falce disegnata sull’elmo, non una PT.

-Ancora qui?

Mi chiede sarcastica una ragazza bionda, sarà lei la prossima a tirare giù la saracinesca.

Quando saranno abbassate tutte le serrande da chi andrò?

Voglio tornare ad essere una colomba: voglio portare lettere profumate, auguri in carte decorate.

Le donne sono sempre le più toste, fino all’ultimo cercano una soluzione:

-Se rateizzo la bolletta del gas magari ce la faccio, se licenzio tutti i miei collaboratori magari ce la faccio, se Equitalia non si fa sentire il prossimo mese magari ce la faccio, se mi pagano i crediti due o tre clienti magari ce la faccio,  se tolgono l’IMU magari ce la faccio…

Come se l’Imu fosse il problema, come se la rateizzazione fosse la soluzione e come se Equitalia potesse sparire chiudendo gli occhi.

Le donne stringono i denti credendo di poter affrontare quel mostro senza nome che le porta via tutto, gli uomini  si rassegnano prima e vanno al bar a giocare alle macchinette.

Io vi ho visto nascere, crescere e morire. Conosco tutto di voi, chi siete, chi amate, i vostri bambini, i vostri peccati ma una volta chiusi non vi potrò più ritrovare. Molti stanno partendo, ritornano in Senegal, Brasile, Marocco, Egitto. Dove andrete non ci sarà più il Gianni, con la sua motoretta bianca, il suo casco, la giacchetta e ne sarete felici. Un incubo lui nonostante. Forse non dovrei fermarmi, forse dovrei andare avanti. Forse non dovrei rendermi complice anch’io di questo suicidio di stato. Scusate, l’angelo della morte dà le dimissioni, trovatevi un altro gufo.

Il postino Gianni non si fermò davanti alla libreria, non si fermò davanti al rivenditore di sigarette elettroniche, non si fermò davanti al rivenditore di caffè di via del Campo, andò dritto fino a porta dei Vacca e lì non vide il semaforo rosso.

Da blizquotidiano.it: Caro bollette: i prelievi “parafiscali” valgono tre Imu

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Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
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Una risposta a Un postino sull’orlo di una crisi di nervi

  1. Eleana ha detto:

    Il mio postino è come Gianni: nei giorni buoni mi sorride e mi dice, “tranquilla, non c’è nulla”, in quelli meno buoni mi saluta e mi dice, chiamandomi per nome (sa benissimo il mio nome e cognome, io non so il suo) “ti ho lasciato in cassetta…”

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