L’ispettore Derrick

Horst_Tappert_retouchedSan Teodoro,  Sardegna. Ristorante Esagono.

La zuppa alla “Mario” era sparita dai piatti assieme alla prima bottiglia di Vermentino. Una signora bionda sorrideva, il braccio destro era appoggiato alla sedia accanto alla sua. Teneva tra le dita un tovagliolo bianco. Difronte a lei una coppia di settantenni corpulenti in camicia floreale, lei in camicia verde, lui rosa. Dopo due o tre sorrisi la signora bionda si alzò, un cameriere l’aiutò a spostare la sedia. In inglese disse qualcosa circa la toilette e, portandosi via il tovagliolo bianco, si diresse verso una porta nascosta da un separè. Entrò nel bagno degli uomini e si mise a bussare alla porta del gabinetto.

-Host apri.

Nessun rumore, la donna bionda si attaccò alla maniglia e la abbassò diverse volte.

-Host, non abbiamo tutta la sera, apri. Pensa se entrasse qualcuno.

Horst Tappert, per il mondo l’ispettore Derrick, era chiuso in bagno da una ventina di minuti. Continuava a sudare e aveva la gola secca. Fece girare la chiave. La moglie lo tirò fuori dal gabinetto e, sempre nascosta dal separè, lo tamponò di acqua di colonia.

– Host smettila, sono italiani, cosa vuoi che ne sappiano della Germania. Ha fatto una battuta, umorismo italico, sono governati da un signore che fa le corna nelle foto di stato. Quindi ora la smetti e torni di là con Branda e Jhonny, che sono americani, non fanno battute politicamente scorrette e non riusciranno mai a mangiare delle aragoste alla catalana senza il nostro aiuto.

L’ispettore Derrick era affannato ma cercava di stare il più dritto possibile. Non era la prima volta che gli accadeva d’avere una crisi di panico. Negli anni ottanta accadeva spesso, oggi era stata colpa del vino, della giornata al mare che gli aveva ustionato le dita dei piedi (la testa no, portava il cappello), di Brenda che non smetteva mai di parlare. E di quell’italiano, naturalmente, ma gli italiani sono così, sempre a scherzare, non bisogna prenderli sul serio. ‘E dai tempi di Mussolini che gli italiani non bisogna prenderli sul serio.

– Host, sei pronto? Possiamo tornare a tavola?

L’ispettore Derrick fa segno di si con la testa. In realtà continua a pensare alla faccia di quell’italiano: mi ha dato del nazista solo perché sono tedesco, non mi ha neanche riconosciuto, non sa che io sono l’Ispettore Derrick. L’ultima crisi di panico l’ho avuta un’anno fa, sono migliorato. Prima bastava un’allusione così, generica, al nazismo per farmi perdere il controllo, ora invece mi devono dare proprio del nazista per farmi andare in panico. Sono migliorato.

La moglie lo porta per mano fino al tavolo, Brenda e Jhonny avevano già attaccato le aragostine alla catalana facendone scempio e schizzando di sugo la tovaglia immacolata.

-Host – disse la moglie in tedesco e stringendogli la mano, -Sono sessant’anni che ti torturi, basta. Se non ti hanno scoperto fina ad ora…

-Si, certo- Le sussurrò lui all’orecchio. Ormai aveva ripreso il controllo di sé, solo un leggero tremore alle mani denunziava il suo malessere appena passato. Con coltello e forchetta seziono lentamente la sua prima aragostina, la ingioiellò di cipolla rossa e se la portò alla bocca su un piedistallo di pane carasau.

-Italiani, non sapranno fare le guerre ma le aragoste le sanno cucinare.

Da Repubblica.it: L’ispettore Derrick e il segreto inconfessabile. “Da ragazzo era stato un soldato delle SS”

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Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
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