La professoressa di matematica

manganelloLa professoressa entra in classe. Nessuno se ne accorge. ‘E una terza, trenta sedicenni in piena crisi ormonale in uno stanzone dalle pareti un tempo bianche, le loro voci rimbombano e si accavallano. Una ragazzina ride sguaiata, i suoi acuti da gallina sbattono contro i muri e ritornano frammentati, impastati con la voce da basso di un grasso brufoloso che, dieci banchi più in là, gioca con il telefonino, un compagno si lamenta. I due marocchini sono seduti sui banchi e parlano sottovoce ma fitti. Una sgualdrinella è sotto un banco e sorride, emula di qualche altra sgualdrina televisiva. Le finestre sono alte, un vetro è sostituito da un cartone. Le luci a neon. La puzza. Gli adolescenti si immergono in profumi dolciastri per nascondere la puzza. E mutande, ombelichi, omeri, sterni, polpacci, calcagni, nuche, cosce. La professoressa socchiude gli occhi e stringe il suo manganello immaginario. ‘E un manganello speciale, dà scariche elettriche. I bidelli sono già in posizione agli angoli della classe, dalle finestrelle rialzate si scorgono solo le canne dei mitra. Basta un suo cenno per far rotolare a terra quei corpi schifosi. Un ecatombe. No, meglio, lei deve alzare una mano e indicare la prima vittima, un colpo, uno solo, colpirà Giorgio, diciassette anni, ripetente, quello che gli ha dato della “vecchia rincoglionita” dopo un tre. Lo colpirà alla tempia destra e il proiettile uscirà da quella sinistra, lui strabuzzerà gli occhi e sputerà sangue sulla faccia butterata di pincing di Jennifer. Poi cadrà dal banco su cui è seduto e in classe regnerà finalmente il silenzio. Ventinove stronzetti smetteranno di parlare, la guarderanno finalmente, guarderanno lei, la professoressa di matematica. La riconosceranno.

Lei farà  un cenno, loro capiranno che devono alzarsi in piedi.

Lei si metterà davanti alla cattedra e loro, all’unisono, urleranno: “Buongiorno signora professoressa”. Lei farà segno che debbono sedersi. Loro si siederanno senza fare rumore con le sedie.

Un cretino dal pizzo verde apre la finestra facendo tremare i vetri ancora attaccati, lancia uno zaino. Siamo al terzo piano. La professoressa spalanca gli occhi e urla: “Sparate!”. La classe smette di vociare, la guarda, la riconosce e scoppia a ridere.

La professoressa socchiude gli occhi e stringe il suo manganello immaginario, quello che dà le scosse elettriche e inizia la sua danza: colpisce prima il ragazzetto dal pizzo verde che, avuta la scossa, stramazza al suolo con convulsioni e vomito, poi è il turno del grasso schifoso che gioca al cellulare, poi di quella puttanella che le corregge le equazioni alla lavagna. Glielo infila in gola il manganello a quella, fino a friggerle direttamente lo stomaco dall’interno. La sua danza, La danza del manganello elettrico.

La professoressa si siede dietro la cattedra, posa il registro. Prende il pennarello e va alla lavagna. Disegni osceni, cuori, parole in libertà. Posa il pennarello, prende il cancellino, cancella la lavagna, riprende il pennarello, inizia a scrivere le sue equazioni alla lavagna. Mentre è di spalle sogna che un vetro salga, la divida da quelle bestie urlanti. E in quella gabbia di vetro si oda un FSHHH, del vapore bianco saturi l’aria e. Suona la campanella. La professoressa di matematica va alla cattedra, prende il suo registro, mette in borsa il pennarello, il manganello immaginario ed esce dalla classe.

Da Repubblica.it: Ad Auschwitz saresti stata attenta

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Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
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