Madre di famiglia- Teatrogiornale di Arianna Musso

Mia nonna è sempre stata una donna forte. Una di quelle donne che tengono unite la famiglia, che non sono mai stanche e allevano quattro figli, otto nipoti con un marito che non è capace a cuocere la pasta.

Mia nonna si è fatta la guerra, è sfollata su un camion affittato con altre donne del paese vendendo i gioielli del matrimonio; ma nei racconti di famiglia sembrava che solo il nonno avesse vissuto la grande guerra. Mia nonna è sempre stata dietro. E ha lavorato tutta la vita per la famiglia, in silenzio. Fino ad oggi. Oggi la nonna non è entrata in cucina e non ha acceso i fornelli, non ha apparecchiato la tavola, non ha cucito il vestito che le avevo chiesto di accorciarmi. Quando alle due siamo arrivate, io, mia mamma, mia zia e mio cugino, l’abbiamo trovata seduta in poltrona che si leggeva un Harmony.

-Ma nonna, che succede?

Le chiediamo preoccupati. Lei alza gli occhi e dice:

-Finisco il capitolo e arrivo, intanto andate di là a mettere su una pentola per la pasta.

E riprende a leggere. Siamo rimasti immobili a guardarla. Cercavamo dei segni evidenti di demenza senile, di depressione grave o almeno un tremore. Niente. Siamo andati in cucina e abbiamo avvertito tutti: la zia Gilda, lo zio Carlo, gli altri cinque nipoti (mia sorella Chiara è in Zimbawe). Nel giro di mezz’ora c’erano tutti gli zii e un altro paio di nipoti disoccupati.

La nonna non si è preoccupata di aprirgli la porta, ha salutato frettolosamente per ritornare al suo Harmony. Tutti la studiavano senza parlare e poi, arrivati in cucina, chiusa la porta, iniziavano a esporre le più fantasiose congetture:

-‘E malata.

-Ha fatto qualche esame di recente?

-Non è che è stata plagiata da qualcuno?

-Io lo dicevo che dovevamo metterci qualcuno dopo la morte di papà.

E poi sono ricominciate le vecchie litigate di sempre, quelle che durano da sessant’anni e che in realtà sono sempre un miscuglio di invidie tra fratelli e sensi di colpa.

Finalmente alle tre meno un quarto arriva la nonna in cucina e ci accorgiamo che non abbiamo messo su nulla per il pranzo. La nonna ci chiede di sederci. Noi eseguiamo come bravi scolaretti davanti a una maestra aliena.

Lei non si siede, si mette vicino alla porta finestra del terrazzo. La luce del sole la incornicia: ha il solito vestito a quadratini marrone, il pulloverino abbottonato, le calze color carne e le scarpe col tacchetto a tre centimetri. I capelli corti sono gonfi, la pelle liscia è solcata da poche rughe, solo l’occhio destro è un po’ opaco ma è la sua solita cataratta.

-Cari

Inizia e la sua voce è dolce come sempre.

-Questo giorno mio è diverso dai precedenti: da oggi non sarò più vostra madre o nonna, per la verità non sarò più neanche la vedova Giannelli: fino alle otto di questa sera lo sarò ancora, poi non più. Sarò semplicemente una donna che inizia l’ultima tappa di questa meravigliosa avventura che è la vita. Sono stanca, anziana, non so ancora quanto mi resta da vivere e non ce la faccio più a portare ancora avanti questa famiglia. Ho bisogno di partire, ho bisogno di ritrovare me stessa, di dedicarmi a me stessa e stando qui non mi possibile. Vorrei potervi aiutare ancora, prepararvi il pranzo o rammendarvi i calzini, è che non ce la faccio più. Ho bisogno di altro e dopo sessantotto anni di matrimonio, famiglia, piatti e lenzuola da lavare, direi che è arrivato quel giorno. Sono sicura che chiunque di voi potrà prendere il mio posto, se lo desidera, e continuare a tenere unita questa famiglia. Io continuerò ad amarvi con tutto il mio cuore e verrò volentieri a trovarvi e a pranzare da voi, sempre che cuciniate e laviate e piatti, però. Io non ne ho più la forza. Mi dimetto da madre di famiglia. Vi impartisco adesso con tutto il cuore la mia benedizione.

Detto questo la nonna uscì dalla cucina e ritornò in sala dal suo Harmony.

Gli zii le corsero dietro, noi nipoti guardavamo la scena attraverso la porta a vetri della sala. Gli zii gridavano tutti assieme. La nonna, vista l’impossibilità di leggere il suo Harmony, si alzò dalla poltrona, andò dalla porta finestra del secondo terrazzo e lo aprì. Uscì. Gli zii si erano nuovamente ammutoliti.

Dall’alto calò una imbracatura, la nonna se la infilò lentamente, solo allora capimmo che quel fragore non era un rumore di traffico e di vento o di lavori stradali: era un elicottero.

La nonna si alzò in volo e, aprendo le braccia, ci salutò:

-Grazie e buona giornata a tutti voi.

Mentre la nonna scompariva all’orizzonte i figli piangevano in silenzio, siamo restati così tutto il pomeriggio: gli zii a piangere e noi nipoti a guardarli piangere. Il sole ha iniziato a calare, l’ombra è entrata nella sala. ‘E arrivata la sera. “Fino alle otto di sera”, ha detto la nonna. Sono le sette e mezza. Quando saranno le otto gli zii saranno ufficialmente orfani sia di padre che di madre. Noi nipoti saremmo senza più nonni. E potremmo rimanere orfani da un giorno all’altro anche noi? Non per l’ineluttabile morte ma per una scelta autonoma di mia madre o di mio padre? Allora anche un figlio può dare le dimissioni? E un cugino? Uno zio? Un cognato? Senza poter controllare le lacrime queste hanno iniziato a scendere e una fitta mi ha attraversato il petto. Mi sono sentito sola come mai nella vita.

Sono le otto. La sala è buia ma nessuno può più accendere la luce. Hanno sospeso la fornitura dell’Enel.

Da repubblica.it: l’ultimo giorno di benedetto xvi

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Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
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Una risposta a Madre di famiglia- Teatrogiornale di Arianna Musso

  1. malosmannaja ha detto:

    la nonna dimessa che si congeda salendo sull’elicottero è una vera chicca.
    : )
    e godibilmente urticante il parallelo con il papa…

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