Testimonianze- Teatrogiornale di Arianna Musso

Da larepubblica.it: Roma,19enne si dà fuoco.

[Questo racconto è una finzione letteraria liberamente ispirato a un fatto di cronaca così come è stato presentato dai mezzi di informazione e filtrato dalla fantasia dell’autrice. Qualunque fatto o personaggio qui presentato non è reale.]

Il poliziotto:

-A ridosso dell’ingresso adibito al personale dell’aeroporto di Roma Fiumicino, terminale3, settore partenze, alle ore 10.35 del 15 febbraio 2013, Il signor X di anni 19, di nazionalità Ivoriana, veniva accompagnato in maniera coatta verso il desk doganale per favorire le incombenze di rimpatrio. Chiesogli dal funzionario doganale se avesse qualcosa da dichiarare egli, mostrato il verbale ove veniva notificata l’espulsione dal territorio italiano, ha aperto la borsa estraendone una tanica di litri tre contenente benzina. Dopo che il signor X ha rovesciato la quasi totalità del contenuto della già citata tanica di liquido infiammabile sopra il di lui corpo, io mi sono avvicinato al soggetto, intuendone la criminosa intenzione, per farlo desistere da tale atto. Il signor X, nonostante il mio intervento, ha dato fuoco alla di lui giacca, avvampando quindi nel corpo tutto. Essendo io collegato al di lui corpo tramite il mio braccio destro ho iniziato anche io a bruciare. La signora F.D., prontamente intervenuta, ha spento le fiamme con un estintore dato in dotazione all’aeroporto.

La funzionaria della dogana:

-Stamattina, come sempre, ero al mio posto nel gabbiotto. A un certo punto un odore di benzina, un fumo, un ché di pollo arrosto, lo giuro. Una gran luce poi le urla. Non so neanche perché sono uscita e ho preso l’estintore. Ma così, d’istinto. Non so neanche come ho fatto. Poteva pensarci qualcun altro ma invece c’ero io lì e appena mi sono girata li ho visti e ho fatto fuoco. Cioè, non è che ho fatto fuoco ho iniziato a scaricargli addosso l’estintore: prima sul poliziotto che sembrava ballasse, con tutto il braccio luminoso. Pensavo: colpisci le fiamme, colpisci le fiamme. Quello ballava e io ferma con le gambe aperte, ben piantata sui miei tacchi, fino a quando il braccio si è tutto coperto di una spessa schiuma bianca. Intorno a me ancora urla: -Spegnilo! Spegnilo! Gridavano e allora io alzai l’estintore alla ricerca della nuova fonte di luce e vidi quel corpo sdraiato a terra, che bruciava.  – Spe-gni-lo! Spe-gni-lo! Spe-gni-lo! Allargai le gambe, mi piantai sui tacchi, tirai su entrambe le braccia, presi la mira e feci fuoco, cioè non è che feci fuoco veramente, ma non mi fermai finché non finii tutta la schiuma dell’estintore. Li ho salvati? Non lo sapevo, me l’anno detto dopo. Io agivo d’istinto, senza pensare.

Un passeggero:

-E alla fine ci ha fatto perdere l’aereo, a me e a mia moglie. Dovevamo andare a Londra da mia figlia e con tutto questo macello non sappiamo neanche se potremmo partire. E adesso chi la sente mia figlia? Siamo stati quarantacinque minuti così, ad aspettare. Una puzza poi… A me mi dispiace anche per questo qui -diciamo- abbronzato, ma che ci posso io, se non c’è lavoro neanche per i nostri figli, non è che possiamo farli entrare così. Non si può mica, c’è la crisi… Che poi adesso: chi glielo pagava l’aereo a questo? Noi. Mentre a me il viaggio per andare a Londra da mia figlia me lo pago da me.  E ora che si è tutto bruciato, poveretto, chi gli paga l’ospedale? Sempre noi. Mentre l’altro giorno sono dovuto andare a fare  un esame e sai quanti euri gli ho dovuto dare di ticket? E quelli lì niente, tutto spesato. Che io quasi gli avrei detto: – Senti, ti vuoi dar fuoco? Ma datti fuoco a casa tua che se c’hai dei problemi non è mica colpa mia.

Il direttore:

Grazie al nostro modernissimo sistema di allarme che è scattato immediatamente e in brevissimo tempo il terminal 3, settore partenze, è potuto tornare alla normale efficenza. Il nostro preparatissimo personale che, intervenuto tempestivamente, ha evitato che il gesto sconsiderato di un singolo si trasformasse in una tragedia. Infatti il nostro agente P.D., sprezzante del pericolo, ha prontamente allontanato il soggetto incendiario dalla folla, portandolo in zona aperta. Non vogliamo neanche immaginare cosa sarebbe potuto accadere se l’uomo, avendosi dato fuoco, si fosse gettato sulla fila dei passeggeri diretti a Parigi. Per fortuna Londra non era ancora stata aperta.  Un grande encomio va anche alla nostra funzionaria della dogana che ha salvato la vita al nostro valoroso agente.

L’incendiario:

Ho 18 anni, a quindici ho perso mia madre e mia sorella. Sono scappato per il deserto. Ho lavorato in Libia. ‘E scoppiata la guerra anche lì. Ho preso una barca. Nessuno sapeva guidarla. Sono arrivato in Italia. Ho iniziato a lavorare, avevo una casa, avevo il cellulare, dei vestiti puliti, incontravo delle ragazze, magari avrei potuto essere felice. Mi hanno arrestato. Mi volevano far tornare indietro. Ma indietro dove? Nella notte. E allora nella luce canto i versi di Dadié:

“Sono l’uomo color della notte

Foglia al vento, vado in balia dei sogni.

Sono l’albero che germoglia in primavera

E rugiada che canta nel cavo del baobab.” (*)

(*)Da foglie al vento di Bernard Dadié.

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Informazioni su Arianna

Mi chiamo Arianna Musso. Sono laureata al DAMS di Bologna e diplomata alla Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Amministratrice della società di servizi per la Stampa 3D: ASTRATI SRL di Genova.
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Una risposta a Testimonianze- Teatrogiornale di Arianna Musso

  1. gegge ha detto:

    Nell,episodio il poliziotto un errore hai scritto ha bruciare.si dice a bruciare,in alcuni punti zoppica la lettura. Bello il commento del protagonista mamma

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